LE PROGRESSIONI NEL COMPARTO DEGLI ENTI DI RICERCA E SPERIMENTAZIONE: RICERCATORI E TECNOLOGI.

di Maurizio Danza Arbitro Pubblico impiego

Per quanto concerne il comparto degli Enti di Ricerca e sperimentazione, è ben noto come siano attualmente vigenti alcuni istituti contrattuali, taluni specifici per il personale dei c.d. livelli, altri applicabili esclusivamente ai ricercatori e tecnologi degli enti, che possono essere ricondotti fondamentalmente a due fattispecie di progressioni: la prima, che comporta meri passaggi di fascia stipendiale; la seconda, che invece determina passaggi di livello nello stesso profilo. Per quanto concerne i passaggi di fascia stipendiale, l'attuale disciplina contrattuale è evincibile dall'art.8 del CCNL 2004-05 ( c.d. biennio economico) che prevede espressamente come " i passaggi di fascia stipendiale all'interno dei tre livelli di ricercatore e di tecnologo continuano ad avvenire secondo la vigente normativa contrattuale. Annualmente gli Enti possono disporre che una quota di personale non superiore al 10%, in base a criteri di merito, fruisca di una riduzione dei tempi di permanenza in misura non superiore al 50% al fine del passaggio alla fascia successiva. Tali passaggi possono avvenire per una sola volta durante la permanenza in ciascun livello. I criteri per l'attuazione del presente articolo sono definiti in sede di contrattazione integrativa. Sostanzialmente siamo di fronte, sia per il livello I, II e III di ricercatore e tecnologo, alla acquisizione automatica di incrementi stipendiali progressivi,attraverso un meccanismo tecnico-giuridico che ha le sue radici nel D.P.R. n.171/1991 che aveva recepito i principi di cui alla legge-quadro sul pubblico impiego. Va subito detto che, il passaggio da una fascia a quella successiva, attribuito solo sulla base del decorso del tempo, pone tale disposizione in controtendenza rispetto ai nuovi assetti giuridico-retributivi, previsti dalle norme di riforma del sistema premiale adottato nella pubblica amministrazione. In merito poi alla natura e alla funzione dell'istituto va chiarito,come nel caso di specie, non si sia in presenza di progressioni di carriera, né di progressioni economiche in senso tecnico, ma tutt'al più di mantenimento di classi stipendiali che incidono sul trattamento fondamentale della retribuzione e non sulla sua parte accessoria. La norma,infine nel ribadire che"tali passaggi possono avvenire per una sola volta durante la permanenza in ciascun livello," rinvia alla contrattazione integrativa la definizione dei criteri per l'attuazione della disposizione. In merito a tale istituto va tenuto conto, per completezza di trattazione, della disposizione di cui all'art.16 del CCNL 2006-2009 prevedente che" gli Enti che non hanno dato attuazione all'art. 8 del CCNL 7 aprile 2006 (secondo biennio) attivano le procedure di riduzione dei tempi di permanenza ai fini del passaggio alla fascia successiva fino a concorrenza delle risorse appositamente destinate a tale finalità dall'art. 9, comma 3, lettera a) del medesimo CCNL con le decorrenze ivi indicate, salvo che le stesse, in forza della predetta disposizione, alla data di entrata in vigore del presente CCNL, siano già state utilizzate per incrementare le indennità di cui all'art. 8 del CCNL del 21 febbraio 2002". Riconducibile alla tipologia delle progressioni, ma con talune distinzioni, l'istituto regolato dagli artt. 64 del CCNL 1998-2001 e art 15 del CCNL 2002-2005 in riferimento ai livelli III-I di ricercatori e tecnologi. Dalla lettura delle disposizioni si ricava infatti che, mentre "il rapporto di lavoro a tempo indeterminato per attività di ricerca scientifica o tecnologica afferente al III livello si instaura previo espletamento di un concorso pubblico", l'accesso al II e al I livello avviene, invece, con due diverse modalità, per ciascun profilo e livello, a valere sul 50% dei posti. Si prevedono infatti "distinte procedure concorsuali" aperte, la prima, alle figure professionali anche esterne all'ente ( nel rispetto del limite del 50% della disponibilità complessiva individuata cfr. lett.a ); la seconda, a ricercatori o tecnologi dell'Ente in possesso dei requisiti prescritti per il livello di accesso( cfr. lett.b). Strumento di attenuazione di questo sistema, che utilizza elementi di valutazione quasi-automatici , è sicuramente l'art.15 del CCNL 2002-2005, che richiede che l'accesso ai livelli I e II del profilo di ricercatore e tecnologo avvenga anche attraverso procedure selettive. Quanto poi alle risorse utilizzate ai fini delle progressioni de quo, la norma dispone che esse vengano individuate "in sede di approvazione del bilancio di previsione, previa contrattazione con le O.O.S.S.". In realtà è proprio la modalità di reperimento di dette risorse che non convince, in ordine alla tesi che vorrebbe ricondurre questa tipologia di "passaggi", alle fattispecie di progressioni professionali vigenti negli altri comparti del pubblico impiego, costituendo indubbiamente tale istituto, una sorta di "tertium genus" tra le progressioni verticali o di carriera, a valere sui bilanci ed assimilate a concorso pubblico, e le progressioni orizzontali, comportanti una mera modificazione del rapporto di lavoro in atto, a valere, invece sui fondi per i trattamenti accessori ed oggetto di contrattazione integrativa. Disposizione problematica, a tal riguardo quella prevista dall'art. 23, del c.1, del CCNL 2006-2009, atteso che introduce con norma contrattuale, ( sia pure una tantum e nei limiti del 50% della disponibilità complessiva) la possibilità di espletare procedure concorsuali riservate agli interni per l'accesso al III livello. Infine la stessa norma, suscita dubbi di legittimità, anche per sopravvenuto contrasto con l'art. 24 del d.lgs. n. 150 del 2009 ( la norma in tema di progressioni di carriera introdotta dalla c.d. riforma Brunetta), atteso che nello stabilire che" ai fini dell'accesso alla selezione interna sia richiesto il possesso dei requisiti necessari per l'accesso dall'esterno", consente a tutt'oggi, alla fonte contrattuale, di disciplinare fattispecie concorsuali, riservate espressamente alla legge dello Stato dopo la riforma.