IL RAPPORTO ARAN SULLE RETRIBUZIONI DEI PUBBLICI DIPENDENTI CONFERMA LA TENDENZA NEGATIVA DEGLI INDICI SALARIALI.

 

Maurizio Danza-Libero docente Istituzioni di diritto pubblico- Università degli studi di Roma Tre -Arbitro del pubblico impiego.

Presentato l’otto agosto il rapporto ARAN sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, che evidenzia l’andamento delle retribuzioni nel pubblico impiego. Il Rapporto che fornisce un quadro, aggiornato a tutto il 2012, dell’andamento dei salari dei pubblici dipendenti e della spesa per retribuzioni sostenuta dalle amministrazioni pubbliche , conferma la tendenza, già messa in luce dagli ultimi rapporti, di una diminuzione delle retribuzioni medie erogate nel settore pubblico, quale effetto delle misure di blocco della dinamica retributiva e dei rinnovi contrattuali, varate a partire dal 2010. In particolare, i dati presentati evidenziano una riduzione dei salari nel 2012 pari allo 0,6%, che si aggiunge alla riduzione dello 0,7% registrata nel 2011 rispetto al 2010: sommando le due riduzioni, si ottiene una diminuzione complessiva sui due anni del -1,3%. Per apprezzare la diminuzione in termini reali, occorre tener conto che l’inflazione sul biennio in esame è stata del 2,8% nel 2011 e del 3% nel 2012. Il mutamento di regime che ha interessato il settore pubblico diviene ancora più evidente se paragonato con quanto osservato nel settore privato, in particolare nell’industria manifatturiera, che nel 2012 sconta un incremento pari al 2,1% che si aggiunge al +2,6% di crescita dell’anno precedente. Dal rapporto emerge altresì,la conferma di un deciso calo anche in riferimento al dato degli occupati: -2% nel 2012, che si aggiunge al -1,6% registrato nell’anno precedente. In due anni (2011 e 2012), il numero degli occupati è diminuito di circa 120.000 unità (-3,5%). Su questi dati, hanno inciso in particolare le misure di blocco del turn-over, applicate con particolare rigore negli ultimi anni. Da un punto di vista delle politiche di spending review detto rapporto però, evidenzia una sensibile riduzione della spesa complessiva per retribuzioni pagata dalle amministrazioni pubbliche, scesa del 4,8% nei due anni (-2,5% nel 2012, -2,3% nel 2011),quale effetto combinato della riduzione dei salari medi e del numero degli occupati .

Quanto alle caratteristiche anagrafiche dei pubblici dipendenti, i dati del Rapporto evidenziano un sensibile aumento dell’età media negli ultimi anni, passata da 43,6 anni del 2001 ai 47,8 del 2011. Il dato dell’età media si attesta attorno ai 50 anni,( escludendo il settore dei corpi di polizia e delle forze armate, con un’età media sensibilmente più bassa rispetto agli altri settori). Registrano dati medi vicini o superiori ai 50 anni il comparto ministeri, scuola, università, magistratura, carriera prefettizia, autonomie locali, enti pubblici non economici ed enti di ricerca.

Dal confronto con gli altri Paesi, emerge che la percentuale italiana delle persone di età pari o superiore a 50 anni sia la più elevata nell’insieme dei paesi Ocse: in Italia poco meno della metà dei dipendenti pubblici dell’amministrazione centrale hanno un’età pari o superiore a 50 anni, mentre in Francia e Gran Bretagna, ad esempio, tale quota è al 30%. Si conferma, quindi in generale, che la Pubblica Amministrazione italiana è decisamente più “anziana” rispetto alle altre. In Francia, quasi il 6% degli occupati ha meno di 25 anni, ma soprattutto circa il 22% ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni. I dati sono simili per la Gran Bretagna, dove circa il 5% dei lavoratori della PA ha meno di 25 anni e il 20 per cento ha tra 25 e 34 anni. In Italia, i lavoratori del pubblico impiego sotto i 35 anni sono solo il 10,3%. Dal confronto poi con il settore privato,emerge che l’età media dei settori privati italiani risulta immediatamente evidente come la pubblica amministrazione rappresenti il settore dell’economia italiana maggiormente “anziano”.  Il rapporto sembra dunque dare particolare risalto,al nesso tra i dati sull’età e quelli relativi all’andamento delle retribuzioni. Infatti le politiche di rigore frutto delle scelte degli ultimi anni, si sono caratterizzate attraverso interventi che hanno interessato la dinamica retributiva e le dinamiche occupazionali. Al progressivo contenimento del flusso occupazionale in entrata, attraverso una forte limitazione al turn-over, si sono poi sovrapposti interventi legislativi finalizzati ad innalzare l’età pensionabile, con la conseguenza di rendere sempre più elevata l’anzianità media dei dipendenti del pubblico impiego.